
Angoscia, solitudine e alienazione.
Questo il regalo di Black Mamba, con Requiem for a dream, per l’inaugurazione di Cinebucum.
Diciamo una via di mezzo tra Noi, ragazzi dello zoo di Berlino e Paura e delirio a Las vegas: con una tecnica completamente diversa questo film ci infonde tuttavia sensazioni analoghe.
Il film è diviso in tre stagioni, corrispondenti rispettivamente all’ascesa, al declino e alla caduta dei protagonisti.
Nell’estate Sara è una casalinga vedova televisione dipendente; suo figlio, Harry è un tossicodipendente, ma ancora non “alla frutta” che, insieme al suo amico Tyrone e alla sua ragazza Marion cerca in continuazione escamotage per procurarsi la roba non disdegnando l’attività di spaccio. Tutti i personaggi stanno bene e si divertono: Sara inizia una cura a base di anfetamine che la fa dimagrire in sintonia con il suo sogno di partecipare ad un programma televisivo, i tre ragazzi si “fanno”, giocano e sognano di fare il “colpaccio” per coronare i propri sogni.
In Autunno inizia la caduta.
Tutti i soldi messi da parte con l’attività di spaccio vanno in fumo (è il caso di dirlo) per la roba e per far fronte ad una cauzione per tirar fuori di galera Tyrone. Sara, intanto, è sempre più ricorrentemente assalita da incubi che rappresentano le sue recondite ossessioni: il frigo sembra muoversi, la televisione è sempre più reale e per star meglio incrementa il numero di anfetamine. I rapporti iniziano a logorarsi ed i ragazzi iniziano a sbandare (Harry continua a bucarsi su un braccio viola per le infezioni e Marion cade nella prostituzione per procurarsi la droga.
Nell’Inverno si realizza la vera e propria inesorabile caduta: Sara, in evidente stato confusionale, esce di casa per recarsi agli studi televisivi, e finisce in un ospedale psichiatrico e sottoposta ad elettroshock. Marion non si limita a prostituirsi, ma diventa un fenomeno da baraccone per pervertiti. Tyrone in galera ai lavori forzati e ad Harry viene amputato un braccio.
Ci sono tutti i temi tipici della tossicodipendenza, dalla perdita della dignità e della forza di volontà, all’inesorabilità del declino, dalla sensazione di onnipotenza all’autodistruzione.
Davvero impressionanti sono le tecniche di regia e di riproduzione del suono: riprese compulsive, schizofreniche e ossessionanti ben rappresentano le allucinazioni e gli effetti delle sostanze stupefacenti.
Chissà, se ci fosse stata la primavera magari i nostri protagonisti sarebbero rinati, ma il requiem ha suonato a morto anche per lei.
Requiem for a dream
Regia: Darren Aronofsky
Anno: 2000
Era stata annunciata la torta speziata, ma ci siamo accontentati delle piadine autogestite: ognuno si è fatto di piada (ovviamente i funghi sono stati i primi a finire), mentre spaccateste mi bucava il piede (ormai è un must).
L’eccezionalità della prima visione ha visto la partecipazione straordinaria di Misia, che ha dato lustro particolare all’evento.
Forse un tossico, un tossico sotto il mio portone, da ultimo, ha cercato invano di soffiare lo scooter a Black Mamba, ma la resistenza dello scarabeo è stata eroica.